A star is born | RECENSIONE

Ally è una cameriera con il sogno nel cassetto di diventare una cantautrice e tutte le notti si esibisce in un chiassoso drag club . Jackson Maine è una celebre rockstar texana che assistendo a una sua esibizione teneramente se ne innamora.
La voce della ragazza strega completamente la mente e il cuore di Jackson dove passione e fiducia sublimano in una storia straordinaria e turbolenta.
Questo l’incipt, ormai noto, di “A star is born” film musicale diretto da Bradley Cooper (al suo debutto in regia) cresciuto a Philadelphia in una casa piena di musica: Tom Waits, Bob Seger, Billy Joel, Mario Lanza, Led Zeppelin, Vivaldi, Tchaikovsky e Prince. Gli è sempre piaciuto esibirsi.
Suonava il contrabbasso e a 12 anni vedendo lo spettacolo teatrale “The Elephant Man” ha capito subito che voleva recitare.

Era un bravo studente. Ha frequentato l‘Actor Studio per il suo MFA (Master of Fine Arts) ricevendo un encomio speciale come attore protagonista di Inside the Actors Studio con molti attori con cui ha continuato a recitare e fu proprio lì che incontrò la sua amata mentore, Elizabeth Kemp, morta nel 2017 e alla quale è dedicata A Star Is Born.

Oggi cantautore e protagonista in contemporanea della pellicola accanto ad una sorprendente Lady Gaga che all’inizio della storia canta il brano di Édith Piaf.
E Bradley, che della pellicola è anche il regista, ha spiegato che nella vita vera l’aveva già sentita cantare quella canzone, durante una cena di beneficenza.

Ed è stata proprio quell’interpretazione de “La Vie en Rose” a fargli pensare che potesse essere quella giusta per il suo film. Per l’occasione Miss Germanotta si è regalata un tatoo: una rosa lungo tutta la colonna vertebrale con intorno la scritta “La Vie en Rose” un chiaro omaggio al film che le ha fatto ottenere una nomination agli Oscar come miglior attrice protagonista.


A star is born è il terzo remake di una pellicola brillante degli anni Trenta diretta da William A. Wellman ed ambientata nell’universo delle star hollywoodiane così come il primo remake firmato da George Cukor nel 1954 con una splendida Judy Garland. In pieno stile anni Settanta invece è il rifacimento di Frank Pierson con Barbara Streisand nei panni questa volta non di un’attrice alle prime armi ma di una cantante dal talento appena sbocciato ed è proprio a quest’ultimo film più recente a cui s’ispira apertamente “A Star is Born”.

“Volevo guardarti ancora una volta”

Jackson Maine


Jackson Maine rivolge due volte questa frase ad Ally. Ogni volta sembra essere un addio definitivo o un nuovo incontro.
Il protagonista è un cantante come Kris Kristofferson nella versione del 1976 diretta da Pierson. Ma l’anima invece è da vecchio mélo hollywoodiano. I modelli di questo straripante esordio alla regia di Bradley Cooper sembrano essere principalmente ispirati a quelli di Wellman e Cukor. Il primo per il modo di mostrare la caduta come sinonimo di morte e il secondo per l’uso della luce e del colore.

A Star is Born foto dal backstage
A Star is Born foto dal backstage

Cooper in versione alcolizzata e barcollante è semplicemente meraviglioso. Jackson Maine l’artista romantico e decadente, interprete musicale di un genere che è anche un po’ uno stile di vita.
E’ un musicista del sud, malinconico e maledetto, perennemente sbronzo, saturo di vita e di show business. Segnato da un passato difficile e alle prese con una notorietà che, a causa delle sue dipendenze, non riesce a gestire entrando di diritto tra i personaggi memorabili interpretati da Cooper, tra i più sofferti e introversi ricordiamo il bipolare Pat de ‘Il lato positivo” e il tormentato Avery di “Come un tuono”.


A star is born è una parabola moderna sulle insidie della celebrità e al tempo stesso un melò classico, una storia d’amore di due anime sole che s’incontrano, devote e protettive l’una nei confronti dell’altra, legate da un profondo sentimento di complicità sebbene destinate a non stare insieme. Il talento e la vitalità di Ally sottrarranno quelle di Jackson precipitando in un vortice autodistruttivo nel quale sprofonderà.

A star is born accende dunque le luci non solo su una relazione d’amore complessa e sofferta, ma anche sui retroscena artistici di chi cerca di affermarsi nel
mondo delle musica ed è costretto a fare i conti con un’industria discografica che pretende di stabilire cosa devi cantare, come devi mostrarti al pubblico e in che modo devi condurre la tua vita. L’affermazione di Ally pone in evidenza come i compromessi a volte siano necessari se vuoi andare avanti.


L’apertura di Intro , con i suoi venti secondi, trasporta nell’atmosfera tipica di un epico concerto dal vivo e Black Eyes svela immediatamente il lavoro compiuto da Bradley Cooper per interpretare Jackson Maine dal punto di vista vocale che l’ha portato a trasformare la sua voce.

Il brano, scritto dall’attore insieme a Lukas Nelson (figlio del leggendario Willie Nelson), svela l’approccio rock and roll e un po’ country che contraddistingue quasi tutti i titoli ideati per il protagonista. Il testo permette di capire lo stato d’animo di Jackson in pochi secondi anche senza l’aiuto delle immagini Inoltre il produttore Mark Ronson, certamente uno dei più ambiti sulla scena musicale, ha definito provvidenziale il lavoro con Lady Gaga per Joanne, prima del successo di A Star Is Born dunque uno step necessario per trovare la maturità artistica adatta alla colonna sonora dell’anno.

Bradley Cooper e Lukas Nelson in concerto, A star is born
Bradley Cooper e Lukas Nelson in concerto

Per interpretare il suo personaggio Bradley Cooper ha dovuto perfezionare le sue abilità nel canto: inizialmente non voleva cantare dal vivo durante le riprese ma Gaga gli fece cambiare idea, un’altra curiosità sul film è che nella realtà Cooper ha dichiarato di essere astemio e per rendere al meglio il suo personaggio (spesso ubriaco) con gli occhi
arrossati durante le riprese l’attore ha utilizzato del mentolo.
Per rappresentare al meglio l’incredibile natura di cosa significhi trovarsi nel mondo dei più popolari musicisti, che si esibiscono nei teatri davanti a decine di migliaia di fan, la produzione ha usato luoghi icona come il Greek Theater, The Forum,The Shrine Auditorium di Greek Theater, The Forum,The Shrine Auditorium di Los Angeles, e i palcoscenici dei festival musicali del Coachella e Stagecoach, e infine del “Saturday Night Live”.


Cooper si è rivolto al celebre direttore della fotografia Matthew Libatique, per riprendere sia l’intimità che la spettacolarità del mondo di Jack e Ally, alla scenografa Karen Murphy e alla costumista Erin Benach per portarlo in vita.
Per la performance del rauco Jackson Maine che apre il film, Cooper e una piccola troupe hanno fatto alcune brevi riprese sul palco principale dello Stagecoach Music Festival, mentre era in corso il concerto di Jamie Johnson e Willie Nelson. Senza alcuna presentazione o musica udibile attraverso gli altoparlanti, la scena era finita prima che il pubblico ignaro si accorgesse che su quel palco c’era l’attore Bradley Cooper che si stava esibendo.


Il trucco prosegue in seguito nel corso di un grande festival musicale europeo. “Ironia della sorte”, dichiara Cooper:

“Kris Kristofferson stava tenendo un concerto proprio l’estate in cui eravamo lì, ed è stato veramente gentile a concederci di fare un paio di minuti di riprese

sul suo set”

Bradley Cooper

Cooper si è inoltre circondato di un cast ugualmente sorprendente. Oltre a Gaga (Ally), ha ricevuto l’apprezzamento anche di Sam Elliott (fratello di Jack), l’apprezzamento anche di Sam Elliott (fratello di Jack), Dave Chappelle (vecchio amico di Jack) e Andrew Dice Clay (padre di Ally) per interpretare dei ruoli fondamentali per comprendere dove si trovino Jack e Ally e anche da dove provengono, insieme a Anthony Ramos l’amico che recupera Ally, e Rafi Gavron nel ruolo del manager che la indirizza verso il suo futuro.
Inoltre Cooper non è andato molto lontano per cercare il cane perfetto di A star is born scegliendo il suo animale da compagnia, il tenero Charlie, chiamato così in onore del padre scomparso nel 2011 per colpa del cancro.


Tale scelta mette in evidenza come il cane di Bradley Copper, già tanto amato e felice nella vita reale, tocchi il cuore degli spettatori del film, bucando lo schermo con reali emozioni rappresentate dal rapporto cane-padrone aggiudicandosi così il premio Oscar Awards 2019, riconosciutogli dall’associazione PETA premiando ciò che quest’ultima condanna da anni: l’uso degli animali per puro divertimento, che sia questo in ambito cinematografico o negli zoo.

Bradley Cooper e il suo cane Charlie, a star is born
Bradley Cooper e il suo cane Charlie

Nel film, probabilmente è il fratello di Jack, Bobby, che ha assistito ai momenti più belli e a quelli più brutti della sua vita. Durante tutta la loro relazione, Bobby non è soltanto il fratello maggiore di Jack, ma anche il suo surrogato di padre, manager, consigliere e forse anche il compagno di bevute. Anche lui un tempo dotato di talento, evidentemente ha dovuto rinunciare ad ogni aspirazione per supportare il fratello più talentuoso, attraverso gli alti e bassi della vita da rock star.

Un tale sacrificio che lascia un gusto amaro ad entrambi, tanto che neanche l’amore fraterno riesce completamente a guarire l’anima, anche se Jack nel finale del film ammette di averlo idolatrato e per questo diventato un talento. Insomma l’abile ritratto che Elliott fa di Bobby riempie tranquillamente un ruolo fondamentale nella vita di Jack: quello della sua stessa coscienza.
Quando Jack è alla ricerca della verità, deve solo guardare il fratello negli occhi.

Bradley Cooper(Jack) e Sam Elliot(Bobby), a star is born
Bradley Cooper(Jack) e Sam Elliot(Bobby)

In relazione al fratello Bobby (Sam Elliott) Bradley Cooper sceglie Lady Gaga e la spoglia di tutto, trucco e vestiti, regalando alla pop star il ruolo di una ragazza talentuosa ma priva di quegli standard estetici che l’industria musicale e cinematografica pone come necessari per sfondare.

Una storia molto simile alla sua che prima di diventare Lady Gaga era Stefani Joanne Angelina Germanotta, una ragazza di New York di origini siciliane con il sogno di diventare cantautrice proprio come la sua Ally. Un parallelo tra vita reale e finzione cinematografica che l’ha portata sul palco degli Academy, perché certe volte i sogni diventano realtà.

Ally ci viene presentata all’inizio del film come una ragazza semplice, cameriera di giorno, ma cantante di notte. Il punto di svolta è senz’altro l’incontro con Jack, che la porterà con sé in tutti i suoi concerti. Dapprima duettando con lei sulle note di Shallow, per poi darle uno spazio tutto suo con dei veri e propri assoli. I suoi sogni irrealizzabili, i viaggi in moto nella calda Arizona, il suo amore per Jack; questo e molto di più, grazie all’aiuto di un pianoforte, una chitarra e una band, dando vita alle emozioni più profonde di Ally attraverso la musica.

È infatti in questa prima parte del film che possiamo assistere alle canzoni più profonde della pellicola, in quanto narrative di sensazioni sincere e radicate. Ma ben presto la sua semplicità viene sostituita da abitini succinti e da complesse coreografie dettate dall’utilitaristica industria musicale. A partire da un innocuo cambio di tinta, da castano a rosso, ha inizio lo stravolgimento del suo linguaggio musicale. La sua carriera giunge all’apice, fino a portarla a vincere un Grammy.

Ally (Lady Gaga) e Jackson (Bradley Cooper) al piano cantando "i'll never love again", a star is born
Ally (Lady Gaga) e Jackson (Bradley Cooper) al piano cantando “i’ll never love again”

Ally è diventata una popstar: ha i capelli rossi e posa per shooting fotografici. Jackson è ossessionato dai suoi demoni, dai suoi fantasmi del passato, dalla dipendenza dell’alcol, dalle paranoie e dagli acufeni alquanto disturbanti per un musicista. Ai Grammy, dopo essersi ubriacato, ha rovinato la serata alla moglie nel modo più drammatico e grottesco possibile. Dopo aver trascorso del tempo in rehab torna a casa da Ally, che non esita a frenare le proprie ali per stargli vicino, rinunciando al tour europeo.

I presagi di tragedia sono sparsi nel film, con una semina simbolica da parte del regista Bradley Cooper sin dall’inizio: quando di notte, Jackson e l’amico-autista si trovano in giro per la città in auto, passando di fianco a un cartellone arcobaleno costellato di cappi. E, durante il rehab, quando Jackson confiderà di aver provato a impiccarsi all’età di 12 anni, ma di non essere riuscito nel proprio intento, non a caso tutto lascia intendere allo spettatore che ha già visto le precedenti versioni del film (e forse anche quello che non conosce la storia) un sinistro preludio di morte.

Infine le crude parole del manager di Ally, Rez, porteranno Jackson alla dolorosa consapevolezza finale: il suo amore non permetterà mai ad Ally di decollare e di essere una star, così, mentre la giovane stella lo attende su un palco per il loro duetto durante un concerto, lui decide di impiccarsi nella loro casa. Dalle ascese spettacolari alle cadute a precipizio, dalle folle in delirio ai successi folgoranti.

“Fanculo le ballerine”

La disperazione di Jackson Maine viene da lontano, ma ora più che mai sta tutta nella sua difficoltà di sentire e perciò riconoscere quelle poche note vere che giacciono sepolte tra mille suoni indistinti. Qualcosa di autentico in sé, nella sua musica e nelle sue parole, in quelle degli altri, perfino in chi ama di più. Forse, in origine, mentire è un modo di opporsi alla durezza della realtà, qualcosa che assomiglia a un atto rivoluzionario, come l’uso del futuro, l’aggrapparsi alla fede dell’impossibilità, è il ridisegnare le cose con la forza di un racconto che libera, per un istante, dall’inevitabile fine.

Quando ormai tutti si nascondono dietro le ciglie finte con l’adesivo e i capelli colorati, o ancor più dietro gli ingranaggi di un meccanismo e di un racconto che serve da rifugio o quando tutti si appellano al mestiere, all’intelligenza, al talento, a ciò che è giusto e sbagliato, per non mostrare l’anima forse non resta che un ultimo gesto di verità. Perciò Jackson Maine, alla fine, non può che essere fedele alla sua disperazione, dandogli fondo e ascolto. Magari è un altro modo di fuggire e di evadere dalle responsabilità.

“Se c’è un solo motivo per cui siamo qui, è per dire
qualcosa a qualcuno che la vuole sentire”
Jackson Maine

I meriti non c’entrano in queste storie. Lo sapeva Clint Eastwood veterano della regia inizialmente scelto per dirigere il film (sembrando dietro ogni immagine), lo sa Jackson, lo sa Ally, lo sa Bobby, lo sanno tutti. Nessuno ha colpa. Si vive e aggrapparsi non salva dalle calamità.
Se vuoi che qualcosa duri allora niente maschere, vale per ogni cosa nella vita. L’amore non salva, così come non salva la bravura, la passione o la ragione.
Tanto meno un regista può salvare i suoi personaggi quanto meno dargli vita e lasciarli impressi nel suo capolavoro come nel caso di A Star is Born incorporando drammi, romanticismo e intensi colpi emotivi, mentre esamina questioni più che attuali come la fama, l’abuso di sostanze e il suicidio.

È nata una stella, Ally, a star is born
È nata una stella, Ally

Il testo di quell’ultima canzone, I’ll never love again, racconta – come nei migliori musical – i motivi che stanno dietro il suicidio di Jackson e la rinascita di Ally dunque la morte di una stella è la nascita di un’altra; Jackson capisce che Ally non potrà mai ascendere e diventare una vera star se disposta a sacrificare tour ed energie per lui. Troppo innamorato di lei, il suicidio è l’atto d’amore definitivo, come nelle migliori tragedie, per compiere il percorso da lui stesso iniziato, lui l’ha scoperta e lui l’ha resa famosa consacrandola attraverso la sua assenza.


Quella frase del ritornello (da lui scritta) è una dichiarazione d’intenti: non amerà più nessuno e dall’altra parte Ally ritornata la ragazza che aveva fatto scoccare la scintilla a Jackson (da notare il cambio di colore dei capelli al naturale), torna a cantare una canzone più consona alla sua voce naturale e libera di essere finalmente una star. Più sincera, più onesta, più sé stessa. Ally non è più un prodotto dell’industria tanto quanto non lo è di Jackson: quello sguardo verso gli spettatori è la consacrazione della sua identità personale, di quello che è davvero.

È qui che “la stella nasce”, proprio alla fine del film. Tornare a cantare una canzone di Jackson significa sancire definitivamente la loro unione, quell’amore così unico e forte che le ha cambiato la vita ciò significa anche fare in modo che la memoria di Jackson non vada perduta, che il loro rapporto possa proseguire, seppur in maniera spirituale

attraverso la musica.

Cerimonia degli Oscar 2019 Bradley Cooper e Lady Gaga nella loro performance di "Shallow", A star is born
Cerimonia degli Oscar 2019 Bradley Cooper e Lady Gaga nella loro performance di “Shallow”

Nel momento della cerimonia degli Oscar 2019, quando Bradley Cooper e Lady Gaga calcando il palco degli Oscar hanno cantato al pianoforte emozionando tutta la platea, entrambi sono riusciti ad emergere insieme (Bradley Cooper esordì alla regia con un film molto amato, spettacolare e Lady Gaga tornò alla ribalta grazie al personaggio di Ally, dopo un periodo in cui sembrava aver perso popolarità) e quello sguardo durante la performance nascondeva e proseguiva quella spiritualità del film: Ally e Jackson, per l’ultima volta, uniti nell’amore, cantando la loro canzone più celebre: “Shallow”

Il loro incontro è degno delle migliori storie romantiche del cinema, a cui fa da cornice la canzone portante della pellicola, Shallow, interpretata dai due artisti rendendo il tutto un musical degno di nota.

“Tell me somethin’, girl Are you happy in this modern world?
Or do you need more?
Is there somethin’ else you’re searchin’ for?”

Shallow

Un pezzo dalle parole intense, non c’è alcun altra canzone che ha ottenuto così tante vittorie agli Awards, tra cui “Oscar” e “Golden Globe” per la miglior canzone originale, “Grammy Award per la miglior canzone scritta per un film”, “Grammy Award per la miglior performance in duo”, “MTV Award per il miglior momento musicale” e molti altri riconoscimenti, entrando a far parte della Billboard Hot 100, lasciando un’eredità da record nella classifica. L’esperienza uditiva di questo pezzo aiuta a condurci all’interno dell’esperienza visiva di questo viaggio cinematografico, grazie ad un brano che si basa sull’amore ma anche e sopratutto sulla comunicazione.

Nel complesso “A Star is Born” è una delle migliori colonne sonore di Hollywood degli ultimi anni capaci di brillare anche da sole. La pellicola ha tutte le carte in regola per diventare un nuovo simbolo per la generazione dei millennial, a parte ovviamente quell’intramontabile “The Greatest Showman” di Michael Gracery con protagonista il mitico Hugh Jackman, musical pronto a segnare un inno alla diversità che è riuscito a fermare il mondo, a incantare la critica e a rimanerci nella testa.

Senza nulla togliere a “La La Land” di Damien Chazelle con protagonisti Ryan Gosling ed Emma Stone, seppur più difficile da comprendere in ogni sfaccettatura e ad altri due film musicali: “Rocketman” , film biografico sulla vita di Elton John magneticamente interpretato da Taron Egerton e “Bohemian Rhapsody” con protagonista Rami Malek, basato sulla vita di Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon che formano i Queen nel 1970, e con lo stile unico che li contraddistingue scalano le vette delle classifiche mondiali e diventano una leggenda della musica rock.

Per riassumere la grandezza della pellicola di A Star is Born è necessario citare la rivista Time che ha scritto : “Bradley Cooper ha creato con successo un bellissimo melodramma per l’età moderna, forse dovremmo ragionare più sui nostri errori che sulla nostra grandezza, in modo che la nostra fragilità si tramuti in forza, rendendoci, oltre che grandi, indistruttibili”.


La voce di Lady Gaga, unita al talento magnetico di Bradley Cooper, rende questo film un generatore continuo di emozioni che toccano il cuore. Per rendere una performance credibile, oltre agli effetti speciali, è fondamentale il contributo degli attori come nel caso dei due protagonisti e il regista (Bradley Cooper con l’aiuto degli attori e della sua maestrale regia con piena interpretazione riesce a rendere veritiera qualsiasi cosa attraverso l’illusione filmica definita da Richard Allen: “quella particolare esperienza per cui mentre sappiamo che stiamo vedendo solo un film tuttavia sperimentiamo quel film come un mondo pienamente realizzato”.

Il film alza il velo su ciò che significa essere sia una star che un’aspirante star nel business di oggi, e Bradley non è il classico regista al debutto come osserva la produttrice Lynette Howell Taylor, che aveva lavorato con Cooper in precedenza bensì parliamo di un attore che fa parte dell’industria già da anni, che ha lavorato con un discreto numero di famosi registi, traendo importanti insegnamenti da persone del calibro di David O. Russell, Clint Eastwood, Todd Phillips e Derek Cianfrance e che ha già prodotto alcuni suoi progetti.

Lui è un grande collaboratore oltre che un grande attore e consacrato regista, perciò, quando è stato il momento di affrontare questo nuovo ruolo, era molto più che pronto.
Si è tuffato in qualcosa che per lui rappresentava una sfida e senza dubbio il film sarebbe diventato spettacolare e grande, oltre che adeguato e attuale.

Se non si è avversi ad un romanticismo eccessivo, “A Star Is Born ” sa abilmente raccontare una storia d’amore in musica con trasporto coinvolgendo l’ascoltatore.
In grado di creare un legame profondo con lo spettatore fin dai primi minuti e che durerà fino ai titoli di coda. Un film che ha fatto battere il cuore e il finale commosso tutti.
Come diceva Jackson:

“La musica è fatta da 12 note tra un’ottava e l’altra.
È la stessa storia, raccontata ancora e ancora per
sempre. Quello che gli artisti possono offrire al mondo
è come vedono queste 12 note”

Giuliana Aglio

Giuliana Aglio
giulyaglio@gmail.com
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