Apocalypse Now Final Cut di Francis Ford Coppola | Recensione

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Apocalypse Now Final Cut di Francis Ford Coppola | Recensione

Apocalypse Now: dalle spiagge del Vietnam agli anfratti dell’esistenza


In vista del 40° anniversario dall’uscita è stata proiettata nelle sale l’ultima versione del celeberrimo film di Francis Ford Coppola, una versione che rispecchia di più la visione del regista, allungata ovviamente rispetto a quella del 1979 ma più corta rispetto a quella del 2001, la Redux.

Apocalypse Now non è una semplice storia di guerra, è un viaggio, un’epopea in cui il protagonista cambierà profondamente la sua visione e di conseguenza lo farà anche lo spettatore.

Già la prima scena del film mette in chiaro le cose, con quel magnifico piano sequenza che raffigura la spiaggia mentre viene bombardata e di sottofondo la traccia This is the end dei Doors.

Spiaggia assaltata sotto la musica di Wagner, Apocalypse Now

Questo però è solo un ricordo, riesumato nella mente del protagonista dal movimento delle pale del ventilatore sul soffitto.

Quand’ero qui volevo essere lì. Quand’ero là, pensavo solo a tornare nella giungla. Adesso sono qui da una settimana… in attesa di una missione, mi sto lasciando andare.

Capitano Willard, Apocalypse Now

Molto interessante il discorso sugli effetti della guerra. Ogni soldato arrivato a un punto di non ritorno deve trovare qualcosa per riuscire a non soccombere, ad andare avanti. Vedi il surfista col cane, il ragazzo interpretato da Laurance Fishburne con la sua radio, il tenente colonnello Kilgore (Robert Duvall e la sua tavola da surf…

Francis Ford Coppola mette in discussione ogni certezza, quella certezza e sicurezza tanto cara agli Stati Uniti, incarnata proprio da Kilgore.

Robert Duvall nei panni del tenente colonnello Kilgore, Apocalypse Now
Robert Duvall nei panni del tenente colonnello Kilgore, Apocalypse Now


Le scene d’azione sono girate con estrema crudezza e sicuramente una delle scene più impressionanti del film è quella della morte del capitano della navetta George Phillips che, infilzato da una lancia sul petto tenterà di uccidere il capitano Willard (Martin Sheen) stringendolo al petto.
La regia di Coppola è una garanzia, i movimenti di macchina ben dosati e i vari piani sequenza aggiungono crudezza al tutto. Celeberrima è la scena dell’attacco aereo alla spiaggia con le musiche di Wagner in sottofondo, veramente da brividi.

Tutti questi elementi costituiscono però solo le foglie, i rami che ci conducono a una radice, una radice più profonda insita nell’intimo del protagonista e dello spettatore.

Esistono davvero il bene e il male assoluti? La vita è solo una questione di bianco e nero? Siamo solo degli 1 o degli 0?


Il capitano Willard, interpretato da un fenomenale Martin Sheen, alla ricerca del colonnello Kurtz (Marlon Brando) si troverà a dover addentrarsi nei meandri più profondi del Vietnam sino ad arrivare in Cambogia. Metafora del viaggio introspettivo che sta compiendo.
Il capitano Willard rappresenta ogni uomo e come tale ha una parte che “uccide” e una che “ama”.

L’uomo non è mai una sola di quelle parti ma una commistione indissolubile, l’una regola l’altra in base agli stimoli esterni.

Martin Sheen nei panni del capitano Willard, Apocalypse Now
Martin Sheen nei panni del capitano Willard, Apocalypse Now

Colui che si farà rappresentante di tutte le contraddizioni umane, l’invisibile eppure onnipresente, uomo che si vuole ergere a dio, sarà il colonnello Kurtz. Uno dei personaggi più interessanti della storia del cinema.

Il colonnello pur avendo avuto una carriera florida e quasi impeccabile a un certo punto comincerà ad agire secondo la sua morale, una morale troppo pericolosa per rimanere incontrollata.
Continuerà la sua battaglia fino ad arrivare al centro della Cambogia dove si sedimenterà e instaurerà un regime totalitario. Cosa che ricorda vagamente le invasioni delle americhe.
Il protagonista una volta arrivato da lui verrà catturato e torturato. La sua tenacia gli farà guadagnare il rispetto da parte di Kurtz, al contrario dell’assassino mandato precedentemente.

“Ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei. Ma non avete il diritto di chiamarmi assassino. Avete il diritto di uccidermi, questo sì, ma non avete il diritto di giudicarmi.”

Colonnello Kurtz, Apocalypse Now


Il colonnello ormai in fin di vita, stremato dalla malaria troverà il suo successore in Willard, che porrà fine alla sua esistenza.
La messa in scena di questo momento è davvero magistrale. Il regista darà vita a uno dei parallelismi più potenti della storia del cinema. Cinema allo stato puro, immagini con un’evocatività mozza fiato.

La capacità di Francis Ford Coppola di passare dal macrocosmo al microcosmo, dalla guerra del Vietnam alla guerra interiore, lo rende uno dei migliori registi mai esistiti e rende questo uno dei film più belli di sempre, uno di quei film che ti cambia la vita.
Valutazione 9,5/10

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