Cosmopolis | RECENSIONE

Lento, monotono, frustrante. Un gioco spietato di un regista che tiene in scacco lo spettatore pur fornendogli una letterale infinit? di elementi su cui interrogarsi.
Cosmopolis pi? che un film sembra essere una gigantesca metafora di un sistema, quello capitalista, che si rappresenta come Erik Parker, giovane, miliardario, indifferente, avido.
Una “Cronenberg Experience“, un viaggio all’interno della realt?, una realt? che, cos? come nel film, ci appare evidente, palese nelle vite di tutti i giorni, eppure, come Erik, anche noi non facciamo che evitare di guardarle finch? non ci minaccia direttamente.

Robert Pattinson, Cosmopolis
Robert Pattinson, Cosmopolis

Il film si articola in un viaggio in limousine del protagonista, Erik appunto, che attraversa una New York “giunglesca”, per uno dei motivi pi? futili del caso: rifarsi il taglio. Pura estetica.
Gli elementi trattati sulla limousine bianca del miliardario, palcoscenico principale del lungometraggio, riguardano principalmente la deriva della societ? attuale, bambini chiamati a diventare adulti e gi? troppo vecchi per essere utili; donne mature che cercano conforto nell’edonismo e nella cultura.
Il “bestiario” che si avvicenda sul lussuoso circo descrive una societ? deviata, cos? riconoscibile eppure cos? estranea, cos? apparentemente incapace di relazionarsi con l’avido sistema, personificato in Erik, con cui sono ad ogni modo in strettissimo contatto.

Fuori dalla limousine, il mondo che esplode maledicendo i propri demoni-topo e piangendo i propri angeli caduti, mentre nella calma limo tappezzata in sughero nulla trapela, nemmeno quando una folla si mette a danneggiare, scuotere e deturpare la macchina. Pazienza, l’estetica che conta ? quella del bel sistema che funziona, poco importa se ci? che lo spinge ? marcio fino al midollo.

La novella moglie di Erik, una poetessa miliardaria di origini pseudonobili, quasi a giustificare la storicit? della rettezza dell’uomo-sistema Erik, intervalla gli incontri di Erik con i colleghi che incontra durante il viaggio
Serve soltanto a testimoniare la costante fame (letterale e metaforica) del marito e a concretizzare il suo declino a causa di un investimento sbagliato. Declino che ? motivato anche da una sete prepotente di eccessi, eccessi in cui Erik si spinge fino all’impossibile, fino allo shock, ad uccidere, a morire.

L’ultimo tratto ? per? quello pi? significativo, in cui la ritrovata libert? di Erik, data dalla perdita del suo capitale e quindi anche del suo ruolo, svuoter? ogni cosa del proprio significato, e ad Erik rester? solo la curiosit? di scoprire come finisce la sua storia.
Il lunghissimo duetto finale tra Pattinson e Paul Giamatti ? tanto surreale quanto concreto, ed incanala tutto il messaggio del film: un vomito infinito di parole atto a nauseante e distrarre lo spettatore dall’unica cosa che davvero conta, cosa che lo stesso film omette, sul finale, di rappresentare.

Robert Pattinson, Cosmopolis
Robert Pattinson, Cosmopolis

Il motivo?

In questo macabro viaggio tutto perde di significato, tutto diventa solo una merce di scambio perdendo a poco a poco il sapore, e lasciando vuoto chiunque salga su questo lussuoso e surreale circo. Per i passeggeri, non serve un proiettile. La sentenza ? gi? stata emessa per loro, e questi, noi, a loro volta emettono sentenze per tutti coloro che schiacciano sul loro cammino.

I topi, manifesto di chi deve vivere all’ombra, nascosto. Il “avresti dovuto salvarmi” di un metaforico uomo che incarna una collettivit? oppressa.
Lo spettacolo che si erge nei fasti e nel lusso ? bagnato nel sangue, e continua a mangiarsi e ricrearsi mietendo vittime senza mai pensare alle conseguenze.

Un film che vi far? riflettere, e al tempo stesso si far? beffe della vostra ingenua incapacit? di non riconoscere i segnali della vuotezza del mondo in cui vivete. Ma forse, infine, anche riflettere su quanto essere vuoti possa anche aiutarvi, aiutarci, ad accogliere il germe di una nuova umanit?.

Firmato “Samuele Perini

Autore Esterno
[email protected]
No Comments

Post A Comment