THE BLUES BROTHERS | Recensione

THE BLUES BROTHERS | Recensione

THE BLUES BROTHERS : L’APOLOGIA DEL BLUES

The Blues Brothers è, in assoluto, il capolavoro cinematografico di John Landis

La pellicola occupa un posto di rilievo nella storia del cinema, grazie al suo cast di musicisti e cantanti e alla peculiare prova attoriale dei protagonisti Belushi e Aykroyd.

Chicago, 1980. Appena uscito di prigione, dopo aver scontato tre anni per rapina, Jake Blues, ex leader di un gruppo musicale di rhythm and blues insieme al fratello Elwood, viene prelevato da questi a bordo di una Dodge Monaco del 1974.

Jake Blues (John Belushi) ed Elwood Blues (Dan Aykroyd) davanti al Joliet Correctional Center
Jake Blues (John Belushi) ed Elwood Blues (Dan Aykroyd) davanti al Joliet Correctional Center

Il primo posto in cui si recano è l’orfanotrofio  dove sono cresciuti. Qui suora Mary,“la Pinguina”, chiede loro di aiutarla a trovare i 5000 dollari necessari a pagare gli arretrati dovuti al fisco per evitare la chiusura dell’istituto. I due fratelli sono fiduciosi di reperire la somma con facilità, ma poi insorge un grosso problema: la “Pinguina” dice chiaramente che non accetterà denaro rubato, ma solo quello guadagnato onestamente…

Ed è nella chiesa battista di Chicago che, durante una funzione, Jake riceve la “rivelazione” divina: per racimolare i soldi per l’orfanotrofio devono rimettere assieme la Blues Brothers Band, riunendosi ai loro vecchi compagni e suonare di nuovo insieme. Gli introiti delle esibizioni serviranno a estinguere il debito dell’orfanotrofio, motivo per cui i due fratelli, da questo momento, dichiareranno di essere “in missione per conto di Dio”.

Jake blues e elwood blues su sfondo blu
Jake Blues e Elwood Blues, The Blues Brothers


”Vada come sta a cuore al Dio. Alla legge si obbedisce. Difendersi si deve.”
Socrate (dal libro “Apologia di Socrate” di Platone)

Jake e Elwood hanno il mondo intero contro: una ex fidanzata tradita, un gruppo country, una schiera di neo-nazisti, la polizia dell’Illinois (in ordine di pericolosità) eppure nulla può fermarli.

I fratelli cercano di portare a compimento la missione affidatagli, un passo falso dopo l’altro, una gag dopo l’altra, strappandoci qualche risata ma senza mai snaturare la leggerezza dell’opera, superando il confine di un flebile inno alla gioia, d’un solenne inno alla vita, ai sogni .

Sarà a bordo della loro Dodge che gli eccentrici ”beccamorti” del blues daranno vita allo spettacolo musicale ormai divenuto cult onniscente del genere, ma è al Palace Hotel che riscuoteranno il successo che meritano eseguendo magistralmente le note di ‘‘Everybody needs somebody to love” di Solomon Burke.


”Non, per Giove, orazioni ornate, come le loro, di frasi e parole belle; ma sí udirete cose dette senza niuno studio, con quelle parole che vengono, ma giuste, io credo; e niun di voi si aspetti altro da me.
O, cittadini, vi sono grato e vi voglio bene, ma obbedirò più al Dio che a voi, e finchè avrò un soffio di vita e ne sarò capace, non smetterò di filosofare.”
Socrate

Jake ed Elwood sono trasparenti, senza fronzoli, terribilmente sbagliati nei modi… tremendamente veri.

Dopo l’ennesima fuga rocambolesca i Blues Brothers arrivano al Daley Center di Chicago appena in tempo per pagare le tasse dovute dall’orfanotrofio ma proprio nel momento in cui viene timbrata la ricevuta, i due fratelli vengono raggiunti da centinaia di poliziotti e militari che, spianandogli addosso ogni genere di armi, li arrestano.

Alla fine la Blues Brothers Band al completo è incarcerata, e suona per i detenuti il brano Jailhouse Rock di Elvis Presley, scatenando l’ennesima baraonda, ecco dunque il finale aporetico, all’interno del quale ciò che ancora una volta vince su tutto è la rara ormai vacua capacità di stupire.

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